IL RESPIRO DEL BOSCO

IL RESPIRO DEL BOSCO

Il professore Luca Trevisan, accademico olimpico, vicentino di nascita che vive ad Asiago, ha pubblicato “Il respiro del bosco. Le montagne della città di Vicenza sull’Altopiano dei Sette Comuni”, prefazione di Gian Maria Varanini (ed. Cierre, Sommacampagna 2020). Attraverso accurate indagini archivistiche il libro affronta da vicino i rapporti tra i Sette Comuni e Vicenza rispetto allo sfruttamento del patrimonio pascolivo e soprattutto boschivo delle montagne.

Un libro di storia incentrato sui rapporti tra Vicenza e i Sette Comuni. Com’è nata l’idea?
È una ricerca dedicata a Egidio Fontana, un amico di Enego purtroppo mancato un anno e mezzo fa col quale stavamo ragionando proprio di questi temi. Il libro indaga i rapporti tra la città di Vicenza e i Sette Comuni in merito allo sfruttamento del patrimonio boschivo altopianese per l’approvvigionamento del legname. Vicenza, infatti, sin dalla metà del XIII secolo, dagli anni successivi alla morte di Ezzelino III, era divenuta proprietaria di 9 montagne (Camporosato, Vezzena, Costa, Manazzo, Portule, Galmarara, Pozze, Moline, Marcesina) disposte lungo la corona settentrionale dell’Altopiano. Per questo, sul finire del Cinquecento, i rapporti tra città e montanari si fecero tesi.

Quali sono state le ragioni della tensione?
Come è stato riportato dagli storici dell’Ottocento e a lungo tramandato da numerosi studiosi locali, la città di Vicenza affittava sulle montagne di propria pertinenza i pascoli, mentre concedeva gratuitamente ai settecomunigiani il diritto di approvvigionarsi di legna da ardere e da opera: una sorta di uso civico. Il litigio scoppiò allo scadere degli anni Ottanta del XVI secolo, quando i Sette Comuni si opposero all’affitto da parte della città di alcuni boschi in Marcesina ad un imprenditore padovano che operava nella filiera del legname: dal taglio, al trasporto, sino alla commercializzazione di una materia prima importantissima per l’economia dell’epoca. Vicenza aveva dirittodi affittare il taglio dei boschi per ragioni commerciali? L’individuazione di una nutrita serie di documenti inediti presso il fondo Montagne dell’Archivio Torre in Biblioteca civica Bertoliana a Vicenza, e di altri fascicoli documentali presso l’Archivio storico della Reggenza Sette Comuni di Asiago e gli Archivi di Stato di Venezia e Vicenza, ha consentito di rileggere la questione, contestualizzandola all’interno di uno scenario internazionale.

Come stavano allora realmente le cose?
Vicenza aveva concesso un uso civico ai montanari dei Sette Comuni per il taglio dei boschi purché essi però non ne facessero “mercanzia”, come precisano i documenti. Per abbattere essi dovevano possedere una licenza rilasciata dalla città stessa che aveva una doppia utilità: da un lato verificare che si tagliasse solo nei boschi consentiti (Venezia aveva vietato il taglio dei boschi in corrispondenza dei passi da cui risalivano gli imperiali per “usurpare” le montagne vicentine), e dall’altro dimostrare l’uso continuativo di quei boschi da parte veneta. Una necessità, quest’ultima, nella lunga contesa per il possesso delle montagne in terra di confine in atto proprio tra Venezia e l’Impero. Vicenza si era a lungo disinteressata di quei boschi e della possibilità di sfruttarne il legname per finalità commerciali, anche se non erano mancati, nel corso del Quattrocento, contratti di affitto per il taglio delle selve ad alcuni privati imprenditori. Questo interesse emerse prevalentemente – e di diritto – alla fine del Cinquecento, motivato anche dall’aspra incidenza sulla vita quotidiana della crisi climatica. Come sappiamo, infatti, grazie soprattutto agli studi di Le Roy Ladurie, a partire dalla metà del Cinquecento estati brevi e fredde e inverni rigidi si susseguirono in rapida sequenza, dando vita a quella che gli storici hanno definito la piccola glaciazione dell’età moderna. È normale che una risorsa già preziosa come il legname assumesse dunque un valore inestimabile, soprattutto dopo i diboscamenti che avevano interessato la pianura già dall’epoca medievale. Vicenza aveva la fortuna di possedere alcune montagne sull’Altopiano e decise di non lasciarsi sfuggire l’occasione di sfruttarne le risorse, favorendo così la pratica di concedere in affitto il taglio di alcuni suoi boschi.

Gli abitanti dell’Altopiano come reagirono?
La risposta in effetti non fu delle migliori. Essi contestarono le politiche vicentine e sostennero che sui boschi di Vicenza avevano una prerogativa di uso civico, ancorché non esistesse alcun documento in grado di provarlo, negando a Vicenza la possibilità di tagliare in quelle montagne. Nel 1587 improvvisamente emerse un documento datato al 1327 comprovante la cessione delle montagne di Vicenza ai Sette Comuni da parte di Cangrande I della Scala. La trouvaille al momento più opportuno fu tuttavia alquanto sospetta e l’individuazione di una serie d’incongruenze nell’atto svelò che si trattava di un falso ambientato in epoca scaligera e prodotto da due notai a fronte di una richiesta altopianese. Alla fine l’imbroglio venne alla luce e gli artefici del reato pesantemente puniti dalla giustizia veneziana.

E oggi queste montagne?
Rientrano a tutti gli effetti nel territorio dei Sette Comuni: vennero cedute da Vicenza alla Reggenza nel 1783 con un contratto enfiteutico che i Sette Comuni poterono affrancare solo nel 1861, divenendo pieni proprietari di quei monti. Per un periodo la loro gestione – prevalentemente per i diritti di legnatico e di pascolo – rimase indivisa, ma l’insorgere di contese tra le sette comunità montane indusse ad orientarsi in favore di una spartizione, che di fatto avvenne nel 1925. Cosicché ancor oggi si distingue una zona meridionale corrispondente agli antichi Sette Comuni, denominata “vecchio patrimonio”, da una fascia settentrionale (le ex montagne di Vicenza) solitamente indicata come “nuovo patrimonio”.

Un contributo importante per la storia dell’Altopiano…
Il libro racconta non poche novità e, grazie all’interazione tra microstoria e macrostoria, chiarisce questioni delicate riscrivendo per certi versi un’interpretazione storica che oggi possiamo dire sicuramente passata. Del resto la bellezza della storia risiede proprio nella sua inesauribile capacità di rinnovarsi.

Tratto da un’intervista a cura di Luca Trevisan
0 0 138 04 agosto, 2021 PERSONAGGI agosto 4, 2021

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