• A TUTTO SNOWBOARD
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A TUTTO SNOWBOARD

Tommaso Leoni, classe 1991, è il campione di snowboard più conosciuto ad Asiago. Simpatico e determinato, all’inizio di quest’anno ha coronato il sogno di partecipare alle Olimpiadi, gareggiando a Sochi. Ci ha raccontato la sua esperienza di giovane atleta qualche giorno dopo il suo ritorno da Fuerteventura, dove si è allenato a surfare sulle onde dell’oceano prima di iniziare le settimane di preparazione più intense in vista dei mondiali di fine gennaio.
TOMMASO, DOMANDA D'OBBLIGO: QUANDO HAI INIZIATO A FARE SNOWBOARD?
“La mia passione per lo snowboard è nata attorno ai tredici anni. Prima mi ero dedicato allo sci alpinismo, ma non lo trovavo molto nelle mie corde e non ottenevo grandi risultati. 
Le prime scivolate sulla tavola le ho provate proprio sulla neve di Asiago e mi hanno talmente entusiasmato e divertito che ho deciso che avrei cercato di migliorarmi sempre di più in questo sport.
Mi sono così iscritto allo Ski College di Falcade e mi sono trasferito sulle Dolomiti Bellunesi, dove ho affinato la mia tecnica sportiva e, al tempo stesso, ho potuto continuare gli studi superiori, che ho concluso con un diploma ad indirizzo tecnico-economico”.
ASIAGO È STATO DUNQUE IL PRIMO LUOGO DOVE HAI SPERIMENTATO LO SNOWBORD: CHE RAPPORTO HAI CON L'ALTOPIANO?
“Nonostante ora io sia lontano da Asiago per periodi anche piuttosto lunghi, l'Altopiano rimane la mia casa. Qui sono nato e sono cresciuto e qui i miei genitori gestiscono la Baita Prunno, dove continuo, appena posso, a tornare per dare una mano. La mia famiglia, la mia ragazza, i miei amici sono qui e se penso ad un posto dove vorrei stabilirmi al termine della mia carriera sportiva, magari per proporre dei corsi di snowboard, è proprio il nostro Altopiano”.
DA ASIAGO A SOCHI LA STRADA È LUNGA: COME CI SEI ARRIVATO?
“Le Olimpiadi invernali di Sochi sono state il coronamento di un sogno che è costato anni di fatica e sacrifici. Quando ho saputo di essere stato selezionato per rappresentare lo snowboard italiano in una competizione così prestigiosa la gioia è stata davvero enorme. Anche se la gara olimpica non è stata una delle migliori che ho affrontato, sicuramente per via della pressione che sentivo forte addosso, Sochi rimane per me un'esperienza fantastica, il momento in cui mi sono davvero reso conto di essere entrato nel circuito dei big”.
QUANDO HAI MOSSO I PRIMI PASSI NEL MONDO DEI CAMPIONI?
“Ho partecipato alla prima Coppa del Mondo due anni fa e nel settembre 2013 sono stato ammesso nel Gruppo Sportivo dell'Esercito: è stato un grande onore e, al tempo stesso, questo mi ha consentito di poter vivere dello sport che mi appassiona senza pesare economicamente sulla mia famiglia”.
COME SI SVOLGE UNA TUA GIORNATA D'ALLENAMENTO?
“Mi alleno in squadra, solitamente nell'area tra lo Stelvio e il Cervino, dove mi trasferisco durante la settimana. D'estate facciamo preparazione atletica, mentre gli allenamenti entrano nel vivo a settembre, affinché possiamo essere pronti al meglio alle competizioni invernali.
Tra settembre e dicembre ci svegliamo alle 7 e raggiungiamo le piste attorno alle 8.30. Si trascorre l'intera mattinata in allenamento e nel pomeriggio ci si sposta in palestra, a meno che non ci sia l'esigenza di lavorare ulteriormente sulla tecnica, cosa che fa sì che si rimanga in pista più a lungo”.
TRASCORRI TUTTA LA TUA GIORNATA ASSIEME ALLA SQUADRA: SI RIESCONO A FARE AMICIZIE IN AMBIENTE SPORTIVO O VINCE LA COMPETITIVITÀ?
“Lo snowboard nasce come sport individuale, ma è chiaro che stando a stretto contatto con atleti più o meno della tua età si crea un gruppo che va oltre il singolo.
Mi trovo bene con la squadra con cui mi alleno e ci divertiamo insieme. C'è amicizia, anche se alla fine la competitività rimane sempre. Per i mondiali, ad esempio, i posti sono 4 e noi siamo in 8, quindi ognuno cerca di tirare fuori il meglio di sé anche se questo significa inevitabilmente lasciare fuori qualcuno del gruppo”.
GARE INTERNAZIONALI E ALLENAMENTI IN VALLE D'AOSTA: LO SNOWBOARD TI HA PERMESSO DI VIAGGIARE E VISITARE LUOGHI CHE MAGARI NON CONOSCEVI.
“Uno degli aspetti migliori di competere ad alti livelli è proprio la possibilità di spostarsi per affrontare le gare. Si incontrano paesaggi e si conoscono culture anche molto lontane dalla propria, come mi è successo a Sochi, che sicuramente non è una delle mete del turismo italiano tradizionale.
Non è sempre facile riuscire a conciliare questo mio girovagare con gli affetti che rimangono sull'Altopiano, ma come ho detto prima torno ad Asiago appena posso e cerco di passare del tempo di qualità con tutte le persone che mi hanno sostenuto in questo mio percorso, che spero possa essere ancora lungo e ricco di soddisfazioni”.
0 0 1215 04 febbraio, 2015 SPORT febbraio 4, 2015

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