• VI RACCONTO LO SCANDALO DELLE CASE DELLA “CASTA”

VI RACCONTO LO SCANDALO DELLE CASE DELLA “CASTA”

Mario Giordano è conosciuto, attraverso i suoi libri e i suoi articoli, come fustigatore dei privilegi della “casta” e degli sprechi dell’amministrazione pubblica. Direttore di Videonews, testata di Mediaset che coordina i programmi di approfondimento giornalistico come Mattino5, Pomeriggio5, Quinta Colonna, Terra!, è anche editorialista di Libero e del Giornale. Nel suo ultimo libro, dal titolo “Tutti a casa!” (Mondadori), racconta i trucchi usati dai potenti per acquistare palazzi e case di pregio a prezzi stracciati, alla faccia della gente comune, costretta ad affrontare mutui esorbitanti e prezzi di mercato a volte inarrivabili. Asiago Magazine ha intervistato il giornalista di Mediaset, in attesa di vederlo di persona ad Asiago giovedì 8 agosto sul palco di “Aperitivo con l’Autore”.

Nel suo libro si legge di case e palazzi a prezzi scontatissimi finiti a personalità per certi versi insospettabili, come Attilio Befera dell’Agenzia delle Entrate o Luigi Giampaolino della Corte dei Conti. Verrebbe da chiedersi: non si salva proprio nessuno?

Non è che non si salva nessuno… L’Italia è divisa tra i furbi e i fessi, come diceva Prezzolini, e gli italiani sono per la maggior parte dei fessi che se devono comprare una casa la comprano pagandola fino all’ultimo centesimo a prezzi di mercato e fanno un mutuo secondo le condizioni della banca. E poi c’è la categoria dei furbi, che cerca delle scorciatoie e le trova sempre; guarda caso coloro che sfruttano le scorciatoie sono quelli che scrivono le leggi o amministrano le regole attraverso cui le scorciatoie sono possibili. Mentre per le famiglie è diventato un problema mantenersi la casa, il sogno di ogni italiano, e diventa un problema pagare il mutuo e un problema per i giovani sperare di avere una casa, qui ci sono situazioni di “furto legalizzato”, se mi è consentita l’espressione: un sistema che consente a qualcuno di avere case di lusso nel centro di Roma pagandole pochi spiccioli perché un ente pubblico o un ente previdenziale è amministrato dagli amici degli amici. Ecco, questo sistema merita di essere denunciato.

Quali sono i casi più eclatanti di cui è venuto a conoscenza documentandosi per il libro?

Al di là dei casi singoli la cosa che mi ha impressionato di più è la quantità e la ricchezza di casi. Nel libro ci sono tanti nomi, tanti cognomi, tante cifre, numeri precisi, perché in queste denunce non bisogna mai essere generici, bisogna raccontare con casi specifici. Però ne sono saltati fuori moltissimi, e alcuni sono veramente sorprendenti. Se io scopro che l’attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio ed ex ministro della Funzione Pubblica Filippo Patroni Griffi ha comprato 109 mq in zona Colosseo per 177mila euro, bè, mi cascano le braccia. Anche perché a vendere è l’INPS, ente che poi magari non ha i soldi per pagare le pensioni. Lo stesso INPS vende 6 vani a S. Pietro a Maura Cossutta per 165mila euro con uno sconto del 73% sui valori di mercato, e 7 vani sempre in zona S. Pietro a Franca Chiaromonte (ex senatrice Pd, ndr) per 113mila euro con lo sconto addirittura dell’84% sul prezzo di mercato. Lo scandalo è proprio che stiamo parlando di enti pubblici previdenziali che hanno magari i bilanci in rosso e hanno svenduto l’intero patrimonio nazionale a queste cifre, con sconti davvero impressionanti. Questo accade attraverso meccanismi perfettamente legali: succede infatti che questi palazzi, anche quelli in pieno centro storico di Roma, vengono venduti come palazzi di edilizia popolare, quindi si applicano tutti gli sconti tipici dell’edilizia popolare, secondo dunque formule perfettamente legali ma anche perfettamente irritanti.

Dopo i suoi libri-denuncia di grande successo, così come per quelli di altri giornalisti, si sono prodotti risultati concreti? Qualcosa è stato fatto per rimediare a queste situazioni?

Gli scandali sono così grandi che per sanarli tutti e sanarli davvero occorrerebbero interventi radicali, e spesso si nota come nonostante alcune cose diventino di conoscenza comune diventa poi difficile riuscire ad ottenere che si cambi. Però non bisogna neanche scoraggiarsi: il problema resta tutto, però è anche vero che la legge sui vitalizi ai parlamentari è passata, e quello era uno degli oggetti principali della battaglia del mio libro Sanguisughe. Quindi qualche risultato per fortuna lo si ottiene. Nel caso di Giuliano Amato spero di aver contribuito, insieme a tutti quelli che si sono indignati per i suoi 31mila euro di pensione al mese, a frenarne almeno l’ascesa al Quirinale. Ma ci sono casi come quello dell’avvocato Luca Boneschi, che rimase in parlamento per un solo giorno nel maggio 1982 e continua da anni a prendere i suoi 3.108 euro al mese, anche se io lo trovo scandaloso e troverei giusto che si intervenisse. Come per tutte le battaglie ci sono dunque le vittorie e le sconfitte. Ma questa domanda non bisognerebbe mai porsela, perché le battaglie vanno fatte perché è giusto farle, anche quando non si vince.

Lei ha fiducia nel fatto che il Governo delle larghe intese possa mettere mano a questi sprechi? O non c’è forse il rischio che la classe politica si rinchiuda ancora più in se stessa?

Io vedo questo pericolo evidentissimo. Uno dei risultati che siamo riusciti ad ottenere con libri come questi, come i miei e tanti altri di questo genere, è riuscire ad imporre temi all’ordine del giorno e questo è già qualcosa perché un anno fa, quando si parlava di abolizione del finanziamento pubblico dei partiti, mi ricordo che c’erano prese di distanza. Adesso, almeno pubblicamente, tutti i politici e il governo stesso, sono costretti a dire che il finanziamento pubblico dev’essere abolito. Resta il fatto che qualche provvedimento viene annunciato in consiglio dei ministri, poi ritrattato in Parlamento e magari sparisce; l’abolizione delle province è stata decisa per l’ennesima volta, ma poi c’è sempre qualcosa che ostacola il passaggio alla fase operativa. Quindi le difese reali del mondo della politica sono ancora fortissime. Questo Governo le cose le dice, ma al momento io non ne ho vista fatta ancora una. Non ho visto un’abolizione o un taglio di spesa, e quindi il sospetto mi viene.

E i cittadini, sempre più arrabbiati e sfiduciati di fronte a questi scandali, cosa possono fare?

Un cittadino informato, che sa le cose, è sempre meglio di un cittadino disinformato. Per sé e per gli altri, sapere le cose è sempre meglio che non saperle. Anche se qualche volta i miei lettori mi dicono “mi fai venire il mal di fegato”. Lo so, ma è meglio avere il mal di fegato che trovare poi delle brutte sorprese con cui dobbiamo fare i conti tutti. Io non credo alla canalizzazione dello scontento in un unico movimento, anche perché abbiamo visto che al di là della violenza verbale, che poteva avere anche una spiegazione, il Movimento 5 Stelle sembra stia fallendo nella trasformazione in pratica dei suoi buoni propositi. Io credo che questa conoscenza diffusa, quando diventa sentire comune, possa riuscire a trasformare il modo di pensare di tutti i partiti e quindi trasformarsi in buona politica. Perché questi libri sono il contrario dell’antipolitica, sono un inno alla buona politica. Io sogno una trasformazione del mondo politico, non un partito che sia più puro dei puri; che tutti i partiti riescano ad uscire dal quel castello fatato in cui si sono chiusi, la smettano di difendere i loro privilegi e facciano quello che la politica deve fare, trasformare le richieste della gente in provvedimenti concreti.

Tra gli ospiti di “Aperitivo con l’Autore” ci sarà anche Candida Livatino, grafologa e autrice del volume “I segreti della scrittura”, per cui lei ha curato la prefazione. Come nasce la vostra collaborazione?

La nostra collaborazione nasce perché lei frequenta gli studi Mediaset e ha partecipato a diversi programmi. Io inizialmente ero scettico sulla capacità di interpretare i caratteri. Poi un giorno lei, sapendo di questo mio scetticismo, mi ha chiesto uno scritto a mano. È tornata dopo qualche giorno e ha fatto una decrizione del mio carattere che mi ha veramente impressionato, raccontando delle cose del mio modo di comportarmi che solo chi mi conosce benissimo poteva sapere. Ho pensato che fosse giusto, quando lei me l’ha chiesto, raccontare questa cosa nella prefazione del suo libro.

Lei è ormai un frequentatore abituale delle rassegne letterarie di Asiago. Quali sono i suoi ricordi legati alla sua presenza qui sull’Altopiano?

Ricordo sempre con grande piacere i miei soggiorni ad Asiago, perché io amo molto girare l’Italia, quasi quasi posso dire di scrivere libri per poter girare l’Italia. Accetto inviti da San Vito Lo Capo ad Asiago, da Udine alla Puglia. Vengo sempre volentieri ad Asiago perché c’è una bravissima organizzatrice, la mia amica Paola Brazzale, c’è una platea sempre molto calda che mi aiuta a capire gli umori del paese reale, molto più dei sondaggi o dei rapporti degli istituti statistici. Il contatto con la piazza di Asiago lo ricordo sempre con molto piacere.
0 Commenti disabilitati 1987 09 ottobre, 2013 PERSONAGGI ottobre 9, 2013

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